Obbligo trimestrale per spesometro e comunicazione dati IVA

Obbligo trimestrale per spesometro e comunicazione dati IVA

Il decreto Legge n. 193/2016 contiene disposizioni urgenti in materia fiscale e prevede l’introduzione di nuovi obblighi di comunicazione particolarmente invasivi, che non hanno mancato di suscitare notevoli perplessità da parte dei vertici delle professioni contabili, tanto da rendere necessaria una nota di rammarico da parte del presidente del CNDCEC Gerardo Longobardi.

L’art. 4 del decreto legge revisiona i seguenti adempimenti che, stando agli studi condotti a livello europeo, sono risultati non sufficientemente efficaci per supportare l’attività di controllo e accertamento. Le modifiche si applicheranno dal 2017 e riguarderanno:

  • la rimodulazione in materia di spesometro (art. 21 del D.L. 78/2010). In luogo della presentazione dello spesometro su base annuale, la norma prevede per i soggetti passivi IVA, la trasmissione trimestrale dei dati di tutte le fatture emesse, ricevute e registrate di cui all’art. 25 del DPR 633/72, comprese le bollette doganali e le note di variazione;
  • la reintroduzione della comunicazione trimestrale IVA (art. 21 bis del D.L. 78/2010). Per coloro che liquidano l’imposta su base mensile, si prevede la comunicazione ogni tre mesi computando i dati delle tre liquidazioni periodiche ricadenti nel trimestre di riferimento.

Il nuovo spesometro trimestrale:

  • dovrà essere trasmesso entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre (31 maggio – 31 agosto – 30 novembre); l’ultimo trimestre dovrà essere trasmesso entro l’ultimo giorno del mese di febbraio;
  • verrà dettagliato da un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate e conterrà almeno
    • i dati identificativi dei soggetti coinvolti nelle operazioni;
    • la data ed il numero della fattura;
    • la base imponibile;
    • l’aliquota applicata;
    • l’imposta;
    • la tipologia dell’operazione.

È auspicabile che i dati da trasmettere possano essere ripresi dalle registrazioni effettuate nei registri IVA, in modo tale da poterli recuperare senza doverli rielaborare ai fini dell’adempimento in esame.

In sintesi:

  • la nuova comunicazione IVA trimestrale verrà trasmessa entro lo stesso giorno di scadenza previsto per lo speso metro trimestrale;
  • i soggetti passivi che esercitano più attività presenteranno una sola comunicazione riepilogativa per ciascun periodo;
  • la comunicazione è prevista anche per i soggetti passivi che presentano una liquidazione con eccedenza a credito;
  • sono esonerati dalla comunicazione i soggetti passivi non obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale IVA o all’effettuazione delle liquidazioni periodiche.

La mole dei dati che affluirà presso l’Agenzia delle Entrate verrà analizzata consentendo all’Amministrazione di valutare la coerenza dei dati comunicati con i versamenti d’imposta. Se dai controlli emergeranno una o più incoerenze, ne sarà data comunicazione al soggetto passivo che potrà fornire chiarimenti o segnalare elementi non considerati o valutati erroneamente.

Le difformità saranno inevitabili in quanto i dati dei corrispettivi non verranno trasmessi né tanto meno il sistema sarà in grado di verificare automaticamente la detrazione dell’IVA laddove essa dipenda da situazioni soggettive e oggettive. Il tutto si tradurrà in altre comunicazioni per giustificare le incongruenze emerse dai dati in possesso dell’Agenzia. In caso di errore, il contribuente potrà avvalersi del ravvedimento operoso.

I contribuenti che adotteranno la fattura elettronica anche nei confronti di soggetti diversi dalla pubblica amministrazione saranno esonerati dai nuovi adempimenti in commento. Tali fatture, infatti, verranno trasmesse tramite il sistema di interscambio e risulteranno acquisiste anche dall’Agenzia.

Particolarmente pesante si presenta il quadro delle sanzioni:

  • per l’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche è prevista una sanzione compresa tra 5.000 euro e 50.000 euro.
  • per l’omessa o errata trasmissione dei dati di ogni fattura, si applicherà una sanzione da un minimo di 25 euro ad un massimo di 25.000 euro.

Se confrontato con le sanzioni, suona beffardo il nuovo art. 21 ter del D.L. 78/2010, che riconosce ai soggetti in attività nel 2017, relativamente agli obblighi previsti per lo spesometro e alla comunicazione trimestrale dei dati contabili delle liquidazioni periodiche ai fini IVA, un credito d’imposta pari a 100 euro per l’adeguamento tecnologico dei sistemi amministrativi. Il summenzionato credito d’imposta spetterà a coloro che, nell’anno precedente a quello in cui il costo per l’adeguamento è stato sostenuto, hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 50.000 euro. Si tratta di un credito d’imposta che non concorrerà alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’IRAP.

Lo stesso decreto prevede, con decorrenza 1° gennaio 2017, l’abrogazione dei seguenti adempimenti:

  • le comunicazioni dei dati dei contratti stipulati dalle società di leasing ex art. 7, comma 12 DPR n. 605/73 (art. 21 ter, comma 4, lett. a) del D.L. 70/2010);
  • gli elenchi INTRASTAT degli acquisti di beni e gli elenchi INTRASTAT delle prestazioni di servizi ricevute (Modello Intra-2) (art. 21 ter, comma 4, lett. b) del D.L. 70/2010);
  • la comunicazione delle operazioni nei confronti di operatori economici stabiliti nei paesi black list, ex art. 1 D.L. n. 40/10.

Un’ulteriore modifica riguarda i termini di presentazione della dichiarazione annuale IVA che, a partire dall’anno d’imposta 2017, potrà essere trasmessa dal 1° febbraio al 30 aprile dell’anno successivo.

fonte: Nicolò Cipriani – Centro Studi CGN

http://www.fisco7.it/2016/11/obbligo-trimestrale-per-spesometro-e-comunicazione-dati-iva/

Nuove Imprese a Tasso Zero per giovani e donne: firmato il decreto di rifinanziamento, a breve riapriranno gli sportelli di Invitalia.

Nuove Imprese a Tasso Zero per giovani e donne: firmato il decreto di rifinanziamento, a breve riapriranno gli sportelli di Invitalia.

E’ in arrivo il rifinanziamento per la misura nazionale “Nuove Imprese a Tasso Zero” gestita da Invitalia.

La misura rappresenta un interessante opportunità per i giovani e le donne che vogliono intraprendere una nuova attività.

Si tratta di ben 100 milioni di euro che il governo intende stanziare per rifinanziare la misura a sostegno della autoimprenditorialità.
Indubbiamente un concreto aiuto sia per i giovani che per le donne che vogliono avviare un’attività attraverso i finanziamenti per l’autoimprenditorialità del bando Nuove imprese a tasso zero.
Questo è quanto anticipato dall’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri che conferma che il regime di aiuto sta per essere rifinanziato dal Ministero dello Sviluppo economico.
NUOVE IMPRESE A TASSO ZERO: Ricordiamo che il bando Nuove imprese a tasso zero è stato aperto il 19 gennaio 2016, ma sono state presentate fin da subito un numero molto alto di domande  con richieste di finanziamento per oltre 150 milioni di euro che hanno provocato la chiusura anticipata dello sportello. Ma il Bando non è stato chiuso, ma sospeso in attesa della disponibilità di nuove risorse finanziarie, per poter riprendere la valutazione delle domande sospese secondo l’ordine cronologico di presentazione.
NUOVO DECRETO: Il decreto per il rifinanziamento della misura è stato già firmato dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ed è attualmente in attesa della registrazione della Corte dei Conti.
BENEFICIARI:  i beneficiari sono i giovani tra i 18 e i 35 anni le donne che possono ottenere finanziamenti a tasso zero per coprire fino al 75% delle spese per l’avvio di una micro impresa e il 25% residuo può essere garantito con risorse proprie o mediante finanziamenti bancari.
Possono presentare la domanda per i finanziamenti a tasso zero sia le imprese già costituite da non più di 12 mesi alla data di presentazione della domanda che le imprese non ancora costituite, cioè le persone fisiche pronte a costituire la società entro 45 giorni dall’eventuale ammissione alle agevolazioni.
AGEVOLAZIONE: Le agevolazioni sono concesse, in regime de minimis, nella forma del finanziamento agevolato a tasso zero, della durata massima di 8 anni, a copertura di non più del 75 per cento delle spese. I programmi d’investimento devono prevedere spese non superiori a 1,5 milioni di euro.
SETTORI AMMESSI: sono ammessi i progetti di impresa del costo massimo di 1.500.000 milioni di euro negli ambiti produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli, fornitura di servizi alle imprese e alle persone, commercio di beni e servizi, turismo, attività riconducibili a più settori di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile, riguardanti la filiera turistico-culturale e l’innovazione sociale.DOMANDE:L’apertura dei termini e le modalità per la presentazione delle domande di agevolazione saranno definite dal Ministero con apposito provvedimento.

fonte: http://sardegnacontributi.it/

Vigilanza stretta sui voucher

Vigilanza stretta sui voucher

I voucher stavano correndo troppo, e il governo ha tirato i freni, introducendo l’obbligo dettagliato di comunicazione preventiva. Anche per cercare di limitarne l’uso spregiudicato.

Originariamente i buoni lavoro erano stati concepiti per pagare i lavoratori agricoli stagionali: il loro utilizzo è esploso dopo la riforma Fornero del 2012, che ha consentito di utilizzarli anche per retribuire camerieri, giardinieri e servizi di pulizia, lavori domestici. Il Jobs act ne ha incentivato ancora l’utilizzo portando da 5 mila a 7 mila euro il limite di reddito percepibile da un lavoratore. I percettori sono così passati dai 24 mila del 2008 agli 1,4 milioni del 2015. Negli ultimi tre anni si è passati da 40,8 milioni di voucher venduti nel 2013 a 115 milioni di tagliandi staccati nel 2015. Ha destato però qualche sospetto il fatto che per la metà di tali lavoratori l’importo netto percepito in un anno è uguale o inferiore a 217,50 euro. Il rischio, denunciato dai sindacati, è che questo strumento, invece di far emergere il lavoro nero, venga utilizzato per coprirlo. Molti datori di lavoro, sostengono i sindacati, attivavano il buono solo quando scattavano i controlli, in modo che il lavoratore risulti in regola. Oppure retribuiscono il lavoratore con un solo buono lavoro al giorno (in modo da non correre rischi in caso di infortunio) e le restanti ore del giorno in nero.

Con il decreto legislativo correttivo del Jobs act, varato dal consiglio dei ministri del 23 settembre, si cerca di bloccare questi escamotages introducendo l’obbligo di comunicazione preventiva. In pratica il datore di lavoro deve comunicare all’Ispettorato del lavoro, almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione lavorativa, mediante sms o email, i dati anagrafici del lavoratore, codice fiscale, luogo, inizio e fine della prestazione stessa. Questa disciplina non si applica al lavoro domestico, quando cioè il datore di lavoro non ha la partita Iva: in questo caso restano in vigore le vecchie regole che prevedono un obbligo generico di comunicazione non oltre un mese prima dell’inizio della prestazione lavorativa. Gli imprenditori agricoli che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio sono tenuti a comunicare esclusivamente i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore a tre giorni, ciò per tenere conto della specificità del lavoro agricolo e della difficoltà dei committenti di prevedere in anticipo la durata delle prestazioni e il numero esatto di lavoratori da utilizzare, che può variare in modo imprevedibile a causa dei fattori meteorologici.

L’introduzione di un adempimento burocratico come l’obbligo di comunicazione preventiva dovrebbe scoraggiare gran parte degli usi fraudolenti dei voucher (usto come strumento di copertura del lavoro nero), ma in qualche caso potrebbe disincentivarne anche l’uso legittimo. Ed è tutto da dimostrare che riesca a far emergere una quota, anche piccola, di lavoro irregolare. L’uso del buono lavoro espone infatti il datore di lavoro ai controlli dell’Ispettorato del lavoro (con modalità ancora da definire), con il rischio di sanzioni da 400 a 2.400 euro per ogni lavoratore impiegato. Certamente nei prossimi mesi l’uso dei buoni lavoro diminuirà, ma bisogna vedere se questo si trasformerà in un maggior numero di rapporti di lavoro dipendente oppure (come è più probabile) in una crescita del lavoro nero.

autore:  Marino Longoni

fonte: ITALIA OGGI

 http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201609301946502465&chkAgenzie=ITALIAOGGI&titolo=Vigilanza+stretta+sui+voucher&utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

Reverse charge irregolare: sanzioni e ravvedimento

Reverse charge irregolare: sanzioni e ravvedimento

Per via del progressivo ampliamento dei settori interessati dal reverse charge (o “inversione contabile”), il Legislatore ha delineato uno specifico regime sanzionatorio in merito ad eventuali irregolarità nell’applicazione di tale meccanismo, introducendo una disciplina articolata e improntata a criteri di proporzionalità tra la misura della sanzione e la gravità della violazione secondo quanto previsto dalla riforma sulle sanzioni tributarie.

Il reverse charge si applica esclusivamente se il cessionario/committente è un soggetto passivo IVA e comporta, in deroga alle regole generali in materia, il versamento dell’IVA da parte del cessionario/committente anziché delcedente/prestatore. Tale meccanismo comporta i seguenti comportamenti in capo ai soggetti interessati.

  1. il cedente/prestatore emette una fattura senza addebito dell’IVA, evidenziando che si tratta di operazione assoggettata al reverse charge;
  2. il cessionario/committente:
  • integra la fattura con indicazione dell’aliquota applicabile e dell’ammontare dell’IVA;
  • annota la fattura così integrata nel registro delle fatture emesse/corrispettivi, nonché nel registro degli acquisti.

Premesso ciò, in questo articolo approfondiamo il caso relativo all’applicazione delle sanzioni nell’ipotesi delmancato assolvimento dell’IVA da parte del cessionario/committente.

Nel caso in cui il cessionario/committente, pur avendo ricevuto una fattura senza IVA recante la dicitura che lo obbliga all’applicazione dell’IVA con il reverse charge, non provveda alla relativa integrazione e annotazione nel registro delle fatture emesse/corrispettivi, viene applicata una sanzione:

  • in misura fissa, compresa tra € 500,00 ed € 20.000,00, se la fattura ricevuta non è stata totalmente occultata, ma risulta, comunque, dalla contabilità ai fini delle imposte dirette;
  • in misura proporzionale, per un ammontare che va dal 5% al 10% dell’imponibile, con un minimo di € 1.000,00, qualora manchi anche l’annotazione nelle scritture contabili ai fini delle imposte dirette.

È possibile regolarizzare la violazione quando la fattura risulta dalla contabilità applicando le regole del ravvedimento operoso che prevedono l’applicazione della sanzione minima di € 500 con una riduzione in ragione del termine in cui viene regolarizzata l’operazione. In tal caso il contribuente dovrà:

  1. integrare la fattura;
  2. registrare tale documento sia nel registro delle fatture emesse che in quello degli acquisti;
  3. versare la sanzione ridotta, pari a:
  •  € 55,56 (€ 500 x 1/9), se il ravvedimento viene effettuato entro 90 giorni successivi alla commissione della violazione;
  •  € 62,50 (€ 500 x 1/8), se la violazione viene regolarizzata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale la violazione è stata commessa;
  • € 71,43 (€ 500 x 1/7), se la violazione viene regolarizzata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale la violazione è stata commessa;
  • a € 83,33 (€ 500 x 1/6), se la violazione viene regolarizzata oltre il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale la violazione è stata commessa;
  • a € 100,00 (€ 500 x 1/5), se la violazione viene regolarizzata dopo la consegna del processo verbale di constatazione.

Qualora si tratti di fattura non risultante dalla contabilità, la regolarizzazione della violazione mediante ravvedimento operoso potrà essere effettuata facendo riferimento alla sanzione minima pari al 5% degli imponibili non documentati con un minimo di € 1.000. Anche in tal caso il contribuente dovrà  integrare e registrare la fattura sia nel registro delle fatture emesse che in quello degli acquisti e provvedere al versamento della sanzione ridotta in ragione del momento in cui avviene la regolarizzazione (per esempio 0,5556%, pari al 5% x 1/9, dei corrispettivi non documentati, con un importo minimo di € 111,11, pari a € 1.000,00 x 1/9, se il ravvedimento viene effettuato entro 90 giorni successivi alla commissione della violazione, e così via in relazione agli altri momenti previsti).

In entrambi i casi, qualora la violazione comporti un minor versamento d’imposta per il periodo in cui il documento avrebbe dovuto essere annotato, il contribuente dovrà inoltre versare:

  • l’imposta non versata, indicando nel Mod. F24 il codice tributo relativo al periodo di riferimento;
  • gli interessi legali (codice tributo 1991);
  • la sanzione ridotta (codice tributo 8904).

L’eventuale presenza di indebita detrazione, per effetto di limitazioni all’esercizio del diritto, rende necessario ravvedere anche tale fattispecie. Qualora sia già stata presentata la dichiarazione annuale IVA sarà necessario ravvedere anche la sanzione per infedele dichiarazione che andrà corretta con una dichiarazione integrativa.

autore: Nicolò Cipriani – Centro Studi CGN

fonte:http://www.fisco7.it/2016/10/reverse-charge-irregolare-sanzioni-e-ravvedimento/

 

 

Stretta sui voucher: il Governo approva la tracciabilità giornaliera

Stretta sui voucher: il Governo approva la tracciabilità giornaliera

Sta per arrivare la tanto attesa stretta sui voucher. Il Consiglio dei Ministri n. 119 del 10 giugno 2016 ha approvato una serie di modifiche ai decreti del Jobs Act tra le quali anche la tracciabilità dei voucher nel lavoro accessorio.

La procedura è similare a quella prevista per il lavoro intermittente (o a chiamata) e prevede che i datori di lavoro intenzionati a retribuire i lavoratori con i voucher debbano effettuare una comunicazione via email o sms almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione, indicando luogo e durata della prestazione.

Con questo intervento legislativo il Governo Renzi pone rimedio all’abuso dei voucher degli ultimi mesi.

Cosa cambia sui voucher

Le modifiche apportate al Decreto Legislativo n. 81/2015 riguardano il lavoro accessorio (i cosiddetti voucher) e sono essenzialmente due:

La prima modifica è volta a garantire la piena tracciabilità dei voucher. Mutuando la procedura già utilizzata per tracciare il lavoro intermittente, si prevede che i committenti imprenditori non agricoli o professionisti, che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione di lavoro accessorio, a comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione.

Obblighi dei committenti agricoli. I committenti imprenditori agricoli sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità di cui al primo periodo, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a 7 giorni.

Sanzioni in caso di violazione: da 400 a 2.400 euro. In caso di violazione degli obblighi di comunicazione si applica la medesima sanzione prevista per il lavoro intermittente ovvero la sanzione amministrativa da euro 400 a 2.400 euro in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. Si specifica, inoltre, che, trattandosi di violazione non sanabile a posteriori, non si applica la procedura di diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124.

Lavoro accessorio agricolo senza limite di 2.000 euro. La seconda modifica esclude il settore agricolo dall’applicazione del limite imposto ai committenti imprenditori, i quali possono avvalersi di prestazioni di lavoro accessorio per compensi non superiori a 2.000 euro per ciascun committente.

L’esclusione è motivata dal fatto che l’utilizzo del lavoro accessorio in agricoltura è già soggetto, oltre al limite generale dei 7.000 euro per lavoratore, anche ad ulteriori limiti secondo i quali in agricoltura il lavoro accessorio è utilizzabile nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado o in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università e per le attività agricole svolte a favore dei piccoli produttori agricoli (che nell’anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedono di realizzare, un volume d’affari non superiore a 7.000 euro).

Vediamo ora gli altri interventi approvati dal Consiglio dei ministri.

Stato di disoccupazione compatibile con una attività lavorativa
Per quanto riguarda le modifiche ai decreti legislativi n. 149 e 150 del 2015, oltre a norme riguardanti l’allocazione della sede del nuovo Ispettorato Nazionale del Lavoro, è stata approvata anche una modifica alle funzioni attribuite all’ANPAL, la nuova Agenzia Nazionale per le Politiche attive del lavoro che consentirà, almeno nelle intenzioni, una riorganizzazione dei Centri per l’Impiego con la finalità di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, tra imprese e lavoratori, per rilanciare l’occupazione in Italia.

All’Anpal è stata aggiunta  la competenza relativa al coordinamento dei programmi formativi destinati alle persone prive di impiego, ai fini della qualificazione e riqualificazione professionale, dell’autoimpiego e dell’immediato inserimento lavorativo, nel rispetto delle competenze attribuite alle regioni e province autonome.

Viene confermato che lo stato di disoccupazione è compatibile con lo svolgimento di rapporti di lavoro, autonomo o subordinato, dai quali il lavoratore ricava redditi di ammontare esiguo, tali da non superare la misura del reddito c.d. non imponibile (corrispondente ad un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917).

Dimissioni nelle Pubbliche Amministrazioni
Viene confermato che la procedura di dimissioni online è esclusa nelle Pubbliche Amministrazioni.

La modifica alla disciplina delle dimissioni ha lo scopo di chiarire che la procedura in materia di dimissioni e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, così come la precedente procedura disciplinata dalla legge n. 92 del 2012, non trova applicazione nei rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. E ciò in considerazione del fatto che la ratio dell’intervento normativo di cui all’articolo 26 del decreto legislativo n. 151 del 2015 è principalmente quella di contrastare la pratica delle c.d. dimissioni in bianco, pratica che non risulta presente nell’ambito dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni.

Le novità sui controlli a distanza
Viene approvata una modifica all’articolo 4, comma 1, della legge 20 maggio 1970, n. 300 in materia di controlli a distanza. Tale modifica è conseguente all’istituzione dell’Ispettorato nazionale del lavoro, le cui sedi territoriali subentrano nelle funzioni già esercitate dalle Direzioni territoriali del lavoro.

Le novità sull’accordo sindacale e l’autorizzazione. In particolare, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali dell’Ispettorato, qualora non si raggiunga l’accordo sindacale, gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere installati, in alternativa, previa autorizzazione della sede territoriale o della sede centrale dell’Ispettorato.

In ogni caso, i provvedimenti autorizzatori adottati dall’Ispettorato sono definitivi per cui non è possibile proporre contro gli stessi ricorso gerarchico. Ciò deriva dal fatto che i provvedimenti autorizzatori sono adottati tanto dalle sedi territoriali, quanto, a scelta delle imprese che hanno unità produttive dislocate in più ambiti territoriali, dalla sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Pertanto, mentre per i provvedimenti delle sedi territoriali, si potrebbe ipotizzare un ricorso alla sede centrale, nei confronti dei provvedimenti di quest’ultima non è possibile individuare un superiore gerarchico. Infatti, il rapporto che lega l’Ispettorato al Ministro del lavoro e delle politiche sociali si qualifica come rapporto di vigilanza e non gerarchico.

Diritto al lavoro delle persone con disabilità: le novità
In riferimento al Decreto legislativo n. 151 del 2015, vengono disposte una serie di modifiche alla disciplina sul diritto al lavoro delle persone con disabilità.

La prima precisazione riguarda la computabilità dei lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio. Tale computabilità riguarda i lavoratori che abbiano una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60 per cento.

Una modifica riguarda le sanzioni: viene legato l’importo delle sanzioni di cui all’articolo 15 della legge n. 68 del 1999 (relative alla violazione dell’obbligo di invio del prospetto informativo e alla mancata copertura della quota d’obbligo) alla misura del contributo esonerativo previsto dall’articolo 5, comma 3-bis, della medesima legge.

Inoltre per le violazioni relative alla mancata copertura della quota d’obbligo è applicabile la procedura della diffida, che in tal caso dispone, in relazione alla quota d’obbligo non coperta, la presentazione agli uffici competenti della richiesta di assunzione o la stipulazione del contratto di lavoro con la persona avviata dagli uffici competenti.

Infine, gli importi delle sanzioni amministrative di cui articolo 15, comma 1, (violazione dell’obbligo di invio del prospetto informativo) saranno adeguati ogni cinque anni con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Contratti di solidarietà da difensivi a espansivi
Uno degli interventi, come si legge nel comunicato stampa, riguarda l’espressa previsione della possibilità di trasformare i contratti di solidarietà «difensivi» in contratti di solidarietà «espansivi», così da favorire l’incremento degli organici e l’inserimento di nuove competenze.

La trasformazione può riguardare i contratti di solidarietà difensivi in corso da almeno dodici mesi nonché quelli stipulati prima del 1° gennaio 2016, a prescindere dal fatto che siano in corso da dodici mesi o meno, e dovrà avvenire nelle forme previste per la stipula dei contratti di solidarietà espansivi.

La trasformazione non può prevedere una riduzione d’orario superiore a quella già concordata. Ai lavoratori spetta un trattamento di integrazione salariale di importo pari al 50% dell’integrazione salariale prevista prima della trasformazione del contratto e il datore di lavoro integra tale trattamento almeno sino alla misura dell’integrazione salariale originaria. L’integrazione a carico del datore di lavoro non è imponibile ai fini previdenziali e i lavoratori beneficiano dell’accredito contributivo figurativo.

Inoltre, si stabilisce che le quote di trattamento di fine rapporto relative alla retribuzione persa maturate durante il periodo di solidarietà restino a carico della gestione previdenziale di afferenza e che la contribuzione addizionale a carico del datore di lavoro sia ridotta del 50%.

Un altro intervento riguarda la possibilità che, per gli accordi conclusi e sottoscritti in sede governativa entro il 31 luglio 2015, riguardanti imprese di rilevante interesse strategico per l’economia nazionale, possa essere concessa a domanda e con decreto interministeriale, la reiterazione della riduzione contributiva di cui  all’articolo 6, comma 4, del decreto legge n. 510 del 1996 per la durata stabilita dalla commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri dal comma 4 dello stesso articolo 42 e comunque entro il limite di 24 mesi. All’onere derivante dalla concessione della riduzione contributiva in esame si provvede entro il limite di spesa previsto dal comma 5 e i decreti di concessione sono soggetti a monitoraggio finalizzato al rispetto del limite di spesa.

fonte: job.fanpage.it

http://job.fanpage.it/stretta-sui-voucher-il-governo-approva-la-tracciabilita-giornaliera/