LA FATTURA ELETTRONICA

LA FATTURA ELETTRONICA

Dal 1°gennaio 2019 tutti noi avremo a che fare con le tanto temute fatture elettroniche chiamate anche “e-fatture”, dagli addetti ai lavori.

Cos’è la fatturazione elettronica?
La fatturazione elettronica è un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture che permette di abbandonare per sempre il supporto cartaceo e tutti i relativi costi di stampa spedizione e conservazione. Di fatto cambia radicalmente il modo in cui si compilano, inviano, ricevono e conservano le fatture.

La fattura elettronica viene compilata tramite un software di fatturazione elettronica che utilizza un particolare formato, cioè il tipo di tracciato con cui le fatture elettroniche vengono prodotte, denominato FatturaPA. Si tratta di un flusso di dati strutturati in formato digitale con gli stessi contenuti informativi di una fattura cartacea, ma scritto in linguaggio XML.

Una volta compilata, la fattura elettronica viene firmata digitalmente (tramite firma elettronica qualificata) dal soggetto che emette la fattura o dal suo intermediario in modo da garantire origine e contenuto.

Chi emette la fattura dovrà poi inviarla al destinatario tramite il Sistema di Interscambio che, per legge, è il punto di passaggio obbligato per tutte le fatture elettroniche emesse verso la Pubblica Amministrazione e verso i privati. Dopo i controlli tecnici automatici, il Sistema di Interscambio provvede a recapitare il documento alla Pubblica Amministrazione o al soggetto privato a cui è indirizzato.

Invio della fattura elettronica

Per recapitare la fattura elettronica il Sistema di Interscambio usa diversi metodi a seconda del tipo di destinatario:

  • fattura alla Pubblica Amministrazione: gli uffici della Pubblica Amministrazione sono identificati da un Codice Univoco Ufficio di 6 caratteri che va inserito obbligatoriamente in fattura;
  • B2B – Fattura tra soggetti privati con Partita IVA: per i destinatari B2B (imprese, professionisti, ecc…) le strade di invio sono 2:
    • PEC: il file XML contiene l’indirizzo PEC del cliente al quale SdI inoltrerà la fattura.
    • Codice destinatario SdI: quando il cliente possiede un codice di accreditamento SdI, andrà usato questo codice per inviargli la fattura.
  • B2C –  Fattura verso i consumatori:per quanto al momento non sia perfettamente chiaro su come i consumatori verranno identificati e dove verrà consegnata la fattura elettronica dal SdI, l’ipotesi più accreditata è che siano identificati dal Codice Fiscale e che SdI consegni nel Cassetto Fiscale. E’ comunque confermato che il consumatore può chiedere che gli venga consegnata una copia cartacea (o PDF) della fattura.

Conservazione sostitutiva per le fatture elettroniche

La conservazione sostitutiva è una procedura informatica che permette di conferire valore legale nel tempo a un documento informatico equiparandolo all’originale cartaceo. La normativa prevede che i lotti di fatture elettroniche vengano conservati per 10 anni sia da chi emette la fattura che da chi la riceve.
Il Responsabile della conservazione essenzialmente è identificato con il contribuente che però può designare un soggetto terzo per la cura e la responsabilità del processo di conservazione e della tenuta degli archivi.
Il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate provvederà alla conservazione sia fiscale che ai fini civilistici o per qualsiasi altra esigenza di natura giuridica.

Soggetti obbligati e non alla fatturazione elettronica

Dal 1°gennaio 2019 la fatturazione elettronica sarà obbligatoria per moltissime imprese e partite IVA, ma tecnicamente non per tutti!
Dal 1° gennaio infatti, l’obbligo di emissione di fatture elettroniche mediante il sistema di interscambio SdI fornito dall’Agenzia delle Entrate viene esteso a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti privati (partite IVA e consumatori finali):

  • residenti;
  • stabiliti;
  • identificati nel territorio dello Stato.

I soggetti NON obbligati all’emissione di fatture elettroniche secondo la normativa sono:

  • coloro che applicano il regime forfettario (commi 54-89, art. 1, legge 190/2014);
  • coloro che applicano il regime dei minimi o regime di vantaggio (commi 1 e 2, art. 27, decreto legge 98/2011);
  • le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti di non residenti, comunitari ed extra comunitari

ATTENZIONE però! In realtà, i soggetti esclusi sono esonerati dalla sola EMISSIONE di fatture elettroniche. Questo vuol dire che ad esempio i soggetti che applicano il regime forfettario dovranno in realtà attrezzarsi comunque per ricevere le fatture elettroniche dai loro fornitori.

Inoltre, ci si aspetta che molto rapidamente anche i soggetti esclusi aderiscano alla fatturazione elettronica B2B e B2C visto che presto diventerà uno standard.

Ricapitolando:

  • 1° luglio 2018: gli acquisti di carburante vengono documentati obbligatoriamente tramite fattura elettronica e il pagamento (ai fini detrattivi e deduttivi) deve avvenire tramite carte di credito, bancomat o simili [ NB: obbligo reinviato al 1° gennaio 2019 ].
  •  1° luglio 2018: fattura elettronica obbligatoria per le prestazioni di servizi rese da subappaltatori e subcontraenti nell’ambito di appalti pubblici.
  •  1° settembre 2018: fatture elettroniche per il Tax free shopping.
  •  1° gennaio 2019: la fattura elettronica è l’unico metodo di fatturazione accettato (ne sono esclusi solo i soggetti in regime fiscale di vantaggio o regime forfettario).
Il lavoro tra familiari è lecito

Il lavoro tra familiari è lecito

La Corte di Cassazione con l’ultima decisione in materia (Sez. Lav., 27 febbraio 2018, n. 4535) rende consolidato l’orientamento che vuole lecito il lavoro tra familiari, una realtà molto viva nel tessuto economico del nostro Paese che mira a dare continuità alla gestione delle aziende nonché al tramandarsi dei mestieri.

La sentenza facendo chiarezza sul lavoro familiare dà torto, quindi, alle operazioni presuntive spesso contenute nei verbali ispettivi Inps che tendono a negare la sussistenza del rapporto di lavoro tra familiari, pur in assenza di una norma che vieti esplicitamente al datore di assumere un componente della famiglia. L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale continua a considerare il lavoro familiare uno strumento di dissimulazione per garantire una mera prestazione pensionistica. Spesso, infatti, gli ispettori Inps annullano il rapporto di lavoro anche quando il datore di lavoro è una società, in virtù di una circolare (n. 179/89) che apparirebbe più come un pretesto che come una motivazione.

Con l’approfondimento del 07 maggio 2018 la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro analizza le motivazioni della sentenza n. 4535 e, in particolare, gli indici oggettivi stilati dalla Suprema Corte per riconoscere un effettivo inserimento organizzativo e gerarchico aziendale.

Leggi l’approfondimento della Fondazione Studi

fonte: http://www.consulentidellavoro.it/index.php/siti-istituzionali/fs/approfondimenti/item/9676-il-lavoro-tra-familiari-e-lecito

 

APe Volontaria al via dal 13 febbraio

APe Volontaria al via dal 13 febbraio

APe Volontaria al via dal 13 febbraio: il Governo rende nota la disponibilità sul sito INPS del simulatore online e della procedura di domanda di anticipo finanziario a garanzia pensionistica, indicando costi e requisiti. Da oggi parte Ala procedura che consente a molti lavoratori over 63 di chiedere di andare in pensione in anticipo con un prestito a condizioni agevolate. Più libertà di scelta per le persone, sostenibilità per il sistema pensionistico.

Parte finalmente l’APe Volontaria (Anticipo finanziario a garanzia pensionistica): dal 13 febbraio è possibile presentare la domanda, la procedura è disponibile sul sito INPS. Il beneficio è finanziato dal sistema bancario, il lavoratore restituirà poi quanto percepito con rate ventennali sulla pensione. La misura, introdotta in via sperimentale con la Legge di Stabilità 2017, è stata prorogata fino al 31 dicembre 2019 dalla manovra 2018.

Parte così, con più di un anno di ritardo, l’anticipo pensionistico che consente di percepire un trattamento fino al conseguimento del requisito per la pensione di vecchiaia. Il Ministro Gentiloni commenta su Twitter la nota del Governo:

Requisiti APe Volontaria

Possono chiedere l’APe Volontaria coloro che hanno almeno 63 anni di età, 20 anni di contributi, tre anni e sette mesi al massimo all’età pensionabile, un assegno pari ad almeno 1,4 volte il minimo. Non è necessario smettere di lavorare (ma non possono chiedere l’APe volontaria coloro che percepiscono già un diritto a pensione).

Certificazione del diritto

La domanda si presenta in due tempi. Prima si chiede all’INPS la certificazione del diritto, ottenuta la quale si può procedere con la domanda di APe vera e propria, scegliendo la banca finanziatrice e la compagnia assicurativa che copre il rischio di premorienza.

Trattamento

tassi del prestito fissati per il primo bimestre di applicazione, sono pari al 2,838% in fase di erogazione, e al 2,938% sul periodo di ammortamento.

Il trattamento minimo è pari a 150 euro per sei mesi, mentre i tetti massimi dipendono dalla durata del prestito che viene chiesto:

  • 75% se l’APe richiesto è superiore a tre anni (36 mesi);
  • 80% fra due o tre anni (24 e 36 mesi);
  • 85% se l’APe è fra uno e due anni (12 e 24 mesi); 90% per chi richiede l’APe per un periodo inferiore a 12 mesi.

Simulatore e domanda APe

L’INPS ha pubblicato anche il simulatore che consente di calcolare il trattamento a cui si ha diritto, oltre ad aver aperto la procedura di domanda online per il riconoscimento dell’APE Volontario – Anticipo finanziario a garanzia pensionistica.

Il simulatore online è aperto a tutti: consente di calcolare importo mensile, durata del trattamento e rata del rimborso (decurtata dalla pensione futura). La domanda di certificazione può essere presentata anche tramite intermediari autorizzati attraverso SPID o PIN INPS. Dopo la verifica dei requisiti,  si comunica al richiedente l’importo minimo e massimo ottenibile.

Fonte: Comunicato del Governo

Lavoro e contributi, sintesi degli adempimenti 2018

Lavoro e contributi, sintesi degli adempimenti 2018

La legge di Bilancio e le precedenti normative hanno introdotto una serie di adempimenti per il 2018. Facciamo una rapida carrellata di alcuni degli istituti, interessanti anche a livello operativo, ai quali porre attenzione. La Legge di Bilancio per il 2018 ha introdotto nuovi adempimenti e ne ha eliminati o variati altri che erano già in essere. Allo stesso modo è necessario richiamare alcune norme previgenti che hanno previsto novità per il 2018. Alcuni degli aspetti introdotti da queste normative devono essere tenuti in evidenza anche ai fini di una corretta gestione del personale. Facciamone quindi una rapida esposizione.

Esonero contributivo: per gli assunti a tempo indeterminato dal 1.01.2018, rientranti in determinati limiti anagrafici, è previsto un esonero del 50% dei contributi previdenziali a carico dell’azienda, per massimo 36 mesi e nel limite di 3.000 euro annui, da riparametrare su base mensile senza però l’applicazione dell’esonero su premi e contributi dovuti all’Inail. Si richiama l’art. 1, cc. da 100 a 108 della L. 205/2017 per le regole applicative e i requisiti per l’accesso.

Bonus 80 euro: dal 2018 per l’accesso al bonus c.d. 80 euro in misura intera (960 euro) la soglia reddituale massima passa da 24.000 a 24.600 euro. In caso di superamento di questa soglia, il bonus decresce fino ad azzerarsi una volta raggiunti i 26.600 euro (non più 26.000 euro).

– Ticket licenziamenti collettivi: l’aliquota percentuale del ticket di licenziamento in caso di licenziamenti collettivi è innalzata all’82% dal 1.01.2018 (art. 1, c. 137 L. 205/2017).

Addizionale amianto: l’addizionale per l’amianto sui premi Inail non è richiesta per gli anni 2018, 2019, 2020 (art. 1, c. 189 L. 205/2017).

Reddito familiari a carico: dal 2019 varia la soglia di reddito per considerare i minori di 24 anni a carico, passando a 4.000 euro. La variazione entra in vigore nel 2019 e non nel 2018, ma si ritiene utile citarla (art. 1, cc. 252-253 L. 205/2017).

Pagamento retribuzioni: dal 1.07.2018 le retribuzioni e i compensi di lavoratori subordinati, co.co.co., soci lavoratori di cooperative non possono più essere corrisposti in denaro bensì tramite banca o ufficio postale. Rimangono esclusi il lavoro domestico e la Pubblica Amministrazione (art. 1, cc. da 910 a 914 L. 205/2017).

Presentazione dichiarazione sostituti d’imposta e Certificazioni Uniche: dal 2018 la scadenza al 31.10 dell’invio della dichiarazione dei sostituti d’imposta (Mod. 770) diventa strutturale, così come quella prevista per l’invio delle Certificazioni Uniche contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione precompilata (art. 1, c. 933 L. 205/2017). – Libro Unico del Lavoro: è prorogato al 2019 l’obbligo di tenuta in modalità telematica del Libro Unico del Lavoro (art. 1, c. 1154 L. 205/2017).

– Collocamento obbligatorio: dal 1.01.2018 i datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti devono avere alle loro dipendenze un lavoratore disabile, a prescindere dall’effettuazione di una nuova assunzione (art. 3, c. 3-ter L. 19/2017).

– Congedo del lavoratore padre: dal 2018 il congedo obbligatorio previsto per il lavoratore padre passa da 2 a 4 giorni. Inoltre viene prevista la possibilità, sempre per il lavoratore padre, di fruire di un giorno di congedo facoltativo in sostituzione di pari periodo del congedo di maternità della madre (art. 1, c. 354 L. 232/2016).

– Gestione Separata: dal 2018 aumentano le aliquote della Gestione Separata Inps.

 

Fonte: RATIO MATTINO  – autori Bruno Bravi Francesca Bravi

Bonus mamma domani: confermato per il 2018 ma con una novità

Bonus mamma domani: confermato per il 2018 ma con una novità

Il “bonus mamma domani“, noto anche come bonus premio alla nascita, è stato confermato dalla Legge di Bilancio anche per il 2018. Si tratta di un contributo destinato alle donne in gravidanza e alle neomamme, introdotto nel corso del 2017, per il quale il Governo ha stanziato risorse per complessivi 1,2 miliardi relativamente al triennio 2017-2019. In pratica a decorrere dal 1º gennaio 2017 è riconosciuto un premio alla nascita o all’adozione di minore dell’importo di 800 euro. Tale premio è corrisposto dall’INPS in unica soluzione, su domanda della futura madre, al compimento del settimo mese di gravidanza oppure alla nascita o adozione o affido avvenuti nel corso del 2017 o 2018.

Il Bonus mamma domani è un premio dedicato alle donne, nello specifico a coloro che si apprestano a diventare madri, biologiche o adottive non importa, e a coloro che lo sono già e affrontano con coraggio questo felice evento. Nei prossimi capitoli analizzeremo gli ultimi dati diffusi dall’Inps, cercando di capire a quanto ammonta il premio e a chi spetta.

Bonus mamma domani 2018: di cosa si tratta

Il bonus mamma domani è in vigore dal mese di Gennaio 2017 e rappresenta un ausilio a tutte le donne che devono sostenere i costi relativi alla gravidanza, alla nascita o all’adozione di un bambino. Si tratta di un contributo una tantum che viene elargito direttamente dall’Inps e che non concorre alla formazione del reddito complessivo.

In particolare, per le neomamme e per le donne che lo saranno a breve è prevista un’indennità di 800 euro. Tale premio, come detto, è concesso in un’unica soluzione per evento ed in relazione ad ogni figlio nato, adottato o affidato. Così un parto gemellare darebbe diritto a 1.600 euro e la stessa cifra spetterebbe alla mamma che mettesse al mondo due bambini rispettivamente nel 2017 e nel 2018.

Non è tutto: questo beneficio viene concesso a tutte le donne in possesso di determinati requisiti, che tuttavia non dipendono in alcuna misura dal reddito. In pratica non è necessario rientrare in determinate soglie di reddito o richiedere l’attestazione Isee al Caf, al Patronato o direttamente all’Inps, sperando di rientrare nei limiti disposti dal Governo. Allo stesso tempo, il bonus di 800 euro non deve essere in alcun modo conteggiato nella dichiarazione dei redditi.

Bonus mamma domani: a chi spetta

Il bonus mamma domani spetta a tutte le donne che sono entrate nel 7° mese di gravidanza, oppure hanno appena partorito, o ancora stanno completando la procedura di affidamento o adozione. Più in particolare possono chiedere l’ottenimento del Bonus mamma domani:
– le donne residenti in Italia;
– le donne di cittadinanza italiana o comunitaria.

Per le donne non comunitarie è richiesto il possesso di uno dei seguenti requisiti:
– possesso dello status di rifugiato politico e protezione sussidiaria così da poter essere equiparate alle cittadine italiane per effetto dell’art. 27 del Decreto Legislativo n. 251/2007;
– possesso del permesso di soggiorno di breve durata o stagionale. Inizialmente la Circolare Inps n° 78 del 28/04/2017 aveva circoscritto la possibilità di richiedere il bonus mamma domani unicamente alle donne straniere in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo. Contro questa indicazione si sono poi espressi due Tribunali italiani (Bergamo e Milano).

Bonus mamma domani 2018: requisiti per la domanda

Affinché possano percepire l’indennità di 800 euro, le categorie di donne sopra citate devono dimostrare di possedere i requisiti determinati dalla legge. Tali requisiti altro non sono che una serie di eventi, i quali devono essere avvenuti a partire dal 1 gennaio 2017:

– aver compiuto il 7° mese di gravidanza;
– aver partorito, anche prima dell’8° mese di gravidanza;
– aver adottato un minore rispettando la procedura di adozione nazionale o internazionale (è necessario possedere la sentenza definitiva del tribunale ai sensi della legge n. 184/1983;
– aver ottenuto affidamento preadottivo nazionale o internazionale, ai sensi delle rispettive ordinanze (art.22 comma 6 legge 1840/1983 e art. 34 legge 184/1983).

Bonus mamma domani: come richiederlo

Come abbiamo anticipato, per richiedere il bonus mamma domani la donna gestante o la madre deve inoltrare la domanda direttamente all’Inps. Come al solito le procedure che l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale mette a disposizione degli utenti sono diverse:
– si può utilizzare quella telematica, nel qual caso è necessario possedere il Pin Inps Dispositivo oppure le credenziali SPID – Sistema Pubblico di Identità Digitale). Questo il percorso: www.inps.it > Servizi on line > servizi per il cittadino > autenticazione con il PIN dispositivo > domanda di prestazioni a sostegno del reddito > premio alla nascita;
– si può far ricorso al Contact center integrato, al numero verde 803.164 (numero gratuito da rete fissa) o numero 06 164.164 (numero da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante);
– si può chiedere un sostegno ad un intermediario abilitato, ad un patronato o ad un Centro di Assistenza Fiscale (CAF).

Attenzione: la domanda per il bonus mamma domani va presentata improrogabilmente entro un anno dal verificarsi dell’evento nascita, adozione o affidamento. Per i soli eventi verificatisi dal 1 gennaio al 4 maggio 2017, il termine di un anno per la presentazione della domanda telematica decorre dal 4 maggio. Per intenderci, chi ha partorito o adottato un figlio a Febbraio 2017, avrà tempo fino al 4 Maggio 2018 per presentare la domanda.

Ricordiamo che va presentata una domanda per ogni minore, nato, adottato o affidato. Per cui in caso di parto gemellare o nel caso di affido di due minori, vanno presentate altrettante domande. Diversamente se il premio viene richiesto per l’affido di un minore, non potrà poi essere richiesto per l’adozione dello stesso. Così come se è stata già presentata la domanda in occasione del compimento del 7° mese di gravidanza, non si dovrà ripresentare la domanda al verificarsi della nascita. Se invece viene presentata la domanda al compimento del 7° mese di gravidanza e poi si verifica un parto plurimo, la richiesta andrà integrata tenendo conto del numero dei nati.

Bonus mamma domani: documentazione da allegare alla domanda

Come hai avuto modo di capire, il bonus mamma domani offre un sostegno alla genitorialità a diverse categorie di donne. Proprio in virtù di questa diversità, le richiedenti dovranno fornire una documentazione specifica, dipendentemente dalla situazione nella quale si trovano. Per dirla in parole povere, le gestanti dovranno allegare il documento x, le neomamme il documento y e così via.

Vediamo nello specifico quali sono i diversi allegati da produrre ed allegare alla domanda di accesso al beneficio.

– Donne in gravidanza: come detto è possibile presentare la domanda solo dopo il compimento del 7° mese di gravidanza. In tale circostanza la futura mamma dovrà presentare allo sportello il certificato di gravidanza in originale o in copia autentica, rilasciato dal medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale, nella quale viene specificata la presunta data del parto. Se non ci si vuole recare alla sede Inps si può spedire il tutto a mezzo raccomandata, avendo cura di inserire il certificato in una busta chiusa sulla quale sarà riportato il numero di protocollo e la dicitura “Documentazione domanda di Premio alla Nascita – certificazione medico sanitaria”.

In alternativa al certificato di gravidanza, ma esclusivamente per le future madri non lavoratrici, è possibile indicare il numero identificativo a 15 cifre di una prescrizione medica emessa da un medico del SSN o con esso convenzionato, con indicazione del codice esenzione compreso tra M31 e M42 incluso.

E se maturati i 7 mesi, la gravidanza non fosse poi portata a termine per una interruzione della stessa? In tale ipotesi la domanda sarebbe comunque acquisita dal sistema, ma andrebbe corredata della documentazione necessaria a comprovare l’evento.

– Dopo la nascita: se l’avente diritto compila la domanda per l’ottenimento del premio dopo aver partorito, può allegare alla richiesta una semplice autocertificazione, nella quale dichiarare la data del parto e le generalità del neonato, incluso il codice fiscale.

– Adozione o affidamento preadottivo: in questo specifico caso, sarebbe opportuno leggere le istruzioni diffuse dall’Inps nella circolare n.47 del 2012. Nello specifico si richiede alla neo mamma di allegare una copia del provvedimento giudiziario (sentenza definitiva di adozione o provvedimento di affidamento preadottivo) abbreviando così la tempistica utile alla definizione della domanda. Al contempo occorre che la domanda contenga tutti i riferimenti formali (sezione del tribunale, la data di deposito in cancelleria ed il relativo numero) i quali sono di ausilio all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale che deve individuarli ed analizzarli prima di disporre il premio a beneficio del genitore adottivo.

– Cittadine non comunitarie: se a presentare la domanda è una donna di cittadinanza non italiana né tantomeno comunitaria, allora sarà necessario possedere il permesso di soggiorno. Nella fattispecie le richiedenti dovranno autocertificare il possesso di tale titolo inserendone gli estremi nella domanda telematica (numero identificativo attestazione, autorità che lo ha rilasciata, data di rilascio, termine di validità). Le verifiche verranno prese in carico dall’Inps che ha accesso alle banche dati del Ministero degli Interni e di altre Amministrazioni.

Bonus mamma domani: come ricevere il premio

Come ricevere il bonus mamma domani? Si può scegliere tra:

– bonifico domiciliato
– accredito su conto corrente bancario o postale
– libretto postale
– carta prepagata con IBAN.

A tal fine è sufficiente specificare una di queste modalità sul modello di domanda. E’ importante che il mezzo di pagamento scelto, ad esempio il conto corrente o il libretto postale, sia intestato al richiedente il premio.

Se la mamma o futura mamma è minorenne o incapace di agire, la richiesta deve essere presentata dal legale rappresentante in nome e per conto dell’avente diritto. Tuttavia anche in questo caso il mezzo di pagamento che si sceglie, deve essere intestato a chi percepisce materialmente il premio, dunque al minorenne o all’incapace di agire.

Se si sceglie l’accredito su conto corrente o su carta prepagata con IBAN, è necessario presentare anche il modello di richiesta pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito (SR163), a meno che lo stesso modello non sia già stato presentato all’INPS in occasione di altre domande. La presentazione del modello SR163 serve per verificare la corrispondenza tra l’IBAN indicato nella domanda per il bonus mamma domani e la titolarità del conto a cui l’IBAN stesso si riferisce.

Bonus mamma domani, bonus bebè e bonus nido

Il Bonus mamma domani è il tassello di un piccolo puzzle, quello relativo alle agevolazioni per il sostegno dei neonati e delle loro famiglie. Uno dei benefici di cui hai sicuramente sentito parlare è il bonus bebè, che si traduce in un assegno mensile di 80 euro per ciascun figlio nato o adottato dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2017. Il bonus bebè viene riconosciuto per tre anni consecutivi, alle famiglie italiane che versano in condizioni economiche disagiate. Puoi approfondire l’argomento leggendo le modalità di richiesta nell’articolo “Bonus bebè: ecco come cambia”.

Oltre al bonus bebè ci sono altre importanti agevolazioni che le mamme possono richiedere. Ad esempio, ha riscontrato molto successo il Bonus babysitter o asilo nido che può essere richiesto dalle lavoratrici dipendenti, dalle professioniste, dalle imprenditrici o dalle lavoratrici autonome, che decidono di rinunciare al congedo parentale.

Totalmente diverso è il nuovo Bonus Nido: un beneficio di 1000 euro l’anno pensato per le famiglie che iscrivono i figli agli asili nido pubblici o privati. Come il Bonus Mamma Domani anche il Bonus Nido può essere richiesto da tutti gli aventi diritto, senza alcun limite di reddito.

Tra le misure economiche a sostegno della famiglia, va citato infine il cosiddetto Fondo Credito Nuovi Nati, uno strumento che consente ai genitori di accedere a un prestito agevolato fino a 5.000 euro da restituire in un tempo massimo di 5 anni. Il Governo ha confermato questa misura anche per l’anno in corso, tuttavia per le modalità operative si è in attesa di una circolare dell’Inps.

fonte: https://www.moduli.it/bonus-mamma-domani-confermato-per-il-2018-ma-con-una-novita-13632

come funziona il Bonus bebè 2018

come funziona il Bonus bebè 2018

Il bonus bebè resta fermo a 80 euro al mese (160 per le famiglie più povere) nel 2018, ma si abbassa a 40 euro mensili dal 2019: si accorcia anche la sua durata, in quanto l’assegno spetterà sino al compimento di 1 anno di età del bambino e non più sino ai 3 anni: questo è quanto stabilito nella nuova legge di Bilancio.

La misura, rispetto agli anni passati, sarà dunque dimezzata e accorciata. C’è, però, una novità positiva, in quanto dal 2019 il bonus bebè sarà strutturale: spetterà, cioè, anche per gli anni a venire.

Ma facciamo subito un breve punto della situazione, per capire come funziona il bonus bebè sino al 2018 e che cosa cambia dal 2019 con la nuova legge.

Come funziona il bonus bebè 2018

L’attuale bonus bebè consiste in un contributo riconosciuto mensilmente ai genitori con figli minori di 3 anni. L’ammontare del bonus è pari a:

 80 euro mensili, per ogni figlio minore di 3 anni, per le famiglie il cui Isee(l’indicatore della situazione economica della famiglia) non supera 25mila euro;
  • 160 euro, per ogni figlio minore di 3 anni, per le famiglie il cui Isee (l’indicatore della situazione economica della famiglia) non supera 7mila euro.

Nel dettaglio, il bonus bebè spetta per ogni figlio nato, adottato (se minorenne) o in affido preadottivo, ai genitori che possiedono i seguenti requisiti:

  • cittadinanza italiana, di uno Stato europeo o di uno Stato extraeuropeo con regolare permesso di soggiorno;
  • residenza in Italia;
  • convivenza con il figlio;
  • nucleo familiare in possesso di un reddito ai fini Isee non superiore a 25mila euro annui, per tutta la durata dell’assegno.

L’incentivo viene corrisposto, sotto forma di assegno, a partire dal giorno di nascita o di ingresso del figlio nella famiglia (in caso di adozione o di affido preadottivo) e fino al compimento del terzo anno di età o al terzo anno dall’ingresso nel nucleo (o, se precedente, al compimento della maggiore età).

Bonus bebè 2019,  che cosa cambia

Dal 2019, il Bonus bebè consisterà, come ora, in un incentivo mensile, ma sarà dimezzato come importo. In particolare:

  • per le famiglie con Isee sino a 25mila euro, il bonus ammonterà a 40;
  • per le famiglie con Isee sino a 7mila euro, il bonus ammonterà a 80 euro.

Inoltre, la durata del beneficio non sarà più pari a 3 anni, ma a 1: in pratica, il bonus potrà essere erogato sino al compimento del 1° anno di età del bambino.

fonte: https://www.laleggepertutti.it/185645_bonus-bebe-2018-che-cosa-cambia

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