Cambiano le regole per le collaborazioni coordinate continuative avviate a partire dall’entrata in vigore de Jobs Act, o meglio del suo decreto attuativo n. 81/2015 sul Codice dei Contratti. Il provvedimento ha mandato definitivamente in pensione il contratto a progetto, per i rapporti di lavoro avviati a partire dal 25 giugno 2015. I contratti già in essere continueranno ad essere validi fino al 31 dicembre 2015, o fino alla loro naturale scadenza se precedente a tale data.

Dal 1° primo gennaio 2016, tutti i contratti a progetto dovranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, nel caso in cui si tratti di “Prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.

Deroghe al co.co.pro.

Il decreto ha previsto quattro deroghe, per cui la presunzione di lavoro subordinato non si applica a:

  • collaborazioni per le quali gliaccordi collettivi stipulati dalle confederazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore (qui, ad esempio, sono compresi i call center);
  • collaborazioni prestate nell’esercizio diprofessioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali;
  • attività dei componenti degliorgani di amministrazione e controllo delle società e dei partecipanti a collegi e commissioni;
  • prestazioni di lavoro rese a fini istituzionali in favore delleassociazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 289/2002.

In sostanza, dopo il 25 giugno 2015, in base al Dlgs. n.81/2015 non possono più essere stipulati contratti di collaborazione coordinata e continuativa a progetto, ma possono essere stipulati contratti di collaborazione coordinata e continuativa non a carattere subordinato.

Co.Co.Co.

Quella regolato dai contratti di tipo co.co.co. è una tipologia di lavoro a metà strada tra il lavoro autonomo e quello subordinato: il collaboratore lavora in piena autonomia all’interno dell’azienda senza vincolo di subordinazione, ma in rapporto con il committente è di tipo coordinato e continuativo. Per evitare che questa tipologia di rapporto di lavoro mascheri in realtà un vincolo di subordinazione, sono state previste delle limitazioni e dei vincoli che il datore di lavoro deve obbligatoriamente rispettare. Più in particolare la presunzione di subordinazione si applica se la prestazione di lavoro:

  • è esclusivamente personale, ovvero il lavoratore autonomo non ha collaboratori e non può farsi sostituire;
  • è continuativa, prevede una durata e non è riferita a singole opere;
  • è effettuata secondo modalità di esecuzione decise dal committente, dunque il collaboratore lavora in azienda con orari di lavoro prestabiliti.

Collaborazioni 2016

il Ddl Collegato introduce nuove formule di collaborazione continuativa per rapporti di lavoro autonomi che non prevedono attività d’impresa o iscrizione alle Camere di Commercio.

La nuova tipologia di collaborazione si caratterizza quando “nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente la propria attività lavorativa”.

Le nuove collaborazioni coordinate e continuative sono quindi rapporti di lavoro autonomo: il Ddl introduce infatti un periodo al comma 1, punto 3, dell’articolo 409 del codice di procedura civile, che definisce quelli dei Co.co.co: il contratto si può applicare, oltre che ai rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale, anche ad altri rapporti di collaborazione che si concretizzino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, ma  non a carattere subordinato.

Nuovi contratti

E’ quindi possibile stipulare un accordo fra le parti (lavoratore autonomo e impresa), in cui vengono definite le modalità della collaborazione, nell’ambito della quale il collaboratore si organizza autonomamente. E’ necessaria la forma scritta, che deve rispettare le norme in materia di clausole abusive. Ad esempio, non si può prevedere la possibilità per il committente di modificare unilateralmente le condizioni del contratto, di recedere senza congruo preavviso, di concordare termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla data di ricevimento della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente.

Nuovi diritti

La Riforma Co.co.co 2016 prevede anche che ai collaboratori coordinati e continuativi vengono applicate le norme sul lavoro autonomo in materia di gravidanza, malattia, infortunio. Quindi, il rapporto non si estingue ma viene sospeso per la durata della gravidanza o malattia, senza pagamento del corrispettivo. Per infortuni superiori ai 60 giorni si interrompe il versamento dei contributi previdenziali. Il lavoratore può dedurre dal reddito le spese di partecipazione a convegni e corsi di aggiornamento fino a 10mila euro l’anno. Le spese per servizi di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca, addestramento, sostegno all’auto-imprenditorialità, formazione o riqualificazione professionale mirate a sbocchi occupazionali erogati dagli organismi accreditati sono deducibili fino a 5mila euro annui.

In attesa del riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione, tale normativa non trova applicazione nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni fino al 1° gennaio 2017.

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