L’ordinamento prevede la possibilità di accedere alla rateazione del pagamento dei debiti contributivi esistenti nei confronti dell’INPS. “Centrale” risulta essere l’istituto della rateazione nell’ambito dell’attività di recupero crediti, quale strumento che consente ai contribuenti, in condizione di temporanea difficoltà economica, di intraprendere un percorso virtuoso di rientro in bonis. Esistono, tuttavia regole specifiche e tra loro differenti da osservare a seconda che si tratti di debiti INPS in “fase amministrativa”(ovvero non iscritti a ruolo) ovvero di debiti che sono stati già oggetto di formazione dell’avviso di addebito da parte dell’Amministrazione Finanziaria. A seguire le principali regole che presiedono la rateazione in fase amministrativa.

Attualmente, le regole da applicare sono le seguenti e tengono conto della confluenza nel 2012 di INPDAP e ENPALS nell’INPS (giusto quanto previsto dal decreto Monti a fine 2011); e dunque le regole che presiedono ora la rateazione sono uniche e univoche per tutte le gestioni previdenziali (determinazioni del Presidente INPS n. 229/2012 e n. 113/2013; circolare INPS n. 108/2013; messaggio INPS n. 11532/2013).L’INPS ha dunque facoltà di concedere la rateazione dei debiti contributivi (che non siano stati iscritti a ruolo, lo si ribadisce) a norma di quanto previsto dall’art. 2, comma 11, D.L. n. 338/1989.

Il quadro che ne risulta è pertanto il seguente:

Durata della rateazione

La durata della rateazione è prevista in massimo 24 mesi, senza limiti di importo, e viene concessa dall’INPS.
Si possono avere rateazioni fino a 24, 36 o 60 mesi in casi particolari ove si registrino situazioni di particolare difficoltà. In tali casi interviene, ai fini autorizzatori, anche il Ministero del Lavoro nonchè quello dell’Economia e delle finanze. L’estensione della rateazione oltre i 12 mesi si giustifica in ragione dell’ammontare del debito che deve essere estinto e/o della eccezionalità del caso (ad esempio, calamità naturali per i quali sia stato emesso apposito decreto di sospensione dei termini o procedure concorsuali etc.).

La rateazione a 60 mesi, invece, si giustifica laddove si sia in presenza di oggettive incertezze connesse a contrastanti/sopravvenuti orientamenti giurisprudenziali/amministrativi sulla ricorrenza dell’obbligo contributivo oppure il mancato pagamento sia derivato da fatto doloso del terzo denuncia all’autorità giudiziaria.

Presentazione, contenuto e perfezionamento della domanda di rateazione

L’interessato alla rateazione si deve munire preventivamente di un estratto conto che evidenzi il debito esistente. Successivamente l’istante – che contestualmente dichiara di accettare incondizionatamente il debitorinunciando così ad un eventuale contenzioso – presenta una unica domanda all’INPS, attraverso i canali telematici, che sia comprensiva di tutti i debiti del contribuente denunciati e accertati alla data di presentazione della domanda, pena il rigetto della domanda da parte dell’Istituto.

La domanda indica il debito complessivo da rateizzare e la sua ripartizione per ciascuna delle Gestioni interessate dalla rateazione.

La presentazione della domanda può essere effettuata anche da un intermediario autorizzato.

Presentazione del modello SC18

Laddove la domanda interessi più gestioni, l’INPS richiede la trasmissione del modello SC18 nel quale si riportano gli importi degli ulteriori debiti maturati alla stessa data e relativi alle Gestioni diverse da quella oggetto della domanda telematica.

Una volta che l’INPS ha terminato l’esame della domanda così presentata, comunica l’esito al contribuente – via PEC o fax – entro 15 giorni dalla presentazione. La domanda si perfeziona con l’accettazione del piano di ammortamento e si concretizza per effetto del pagamento della prima rata da parte del contribuente nei termini comunicati nel piano. Il contribuente si impegna a procedere nei tempi e nei modi al versamento delle rate costanti nel numero e nella misura indicati dal piano.

Quali conseguenze in caso di mancato pagamento della prima rata?

Il mancato versamento della prima rata nel termine fissato dal piano comporta l’annullamento del piano stesso e preclude al contribuente la possibilità di richiedere una nuova rateazione per le medesime partite debitorie. Diversamente, qualora la domanda sia stata respinta in quanto carente rispetto alle condizioni di legge previste, detta circostanza non preclude la presentazione di una nuova istanza.

Emesso il piano di ammortamento, i versamenti effettuati successivamente, ancorché riferiti alle medesime partite debitorie inserite in rateazione, verranno considerati come partite a credito dell’azienda. Tali crediti potranno essere utilizzati in compensazione con i contributi mensili o periodici dovuti a partire dalla data di presentazione della domanda. Diversamente, saranno esclusi dalla compensazione i versamenti che il contribuente effettui dopo l’emissione del piano di ammortamento, allo specifico titolo di ritenute previdenziali e assistenziali a carico dei lavoratori.

Infine, è consentito al contribuente il versamento diretto ad estinguere anticipatamente ed integralmente la rateazione concessa.

Competenza a decidere

È l’INPS che – nelle sue diverse articolazioni funzionali – decide in merito alla concessione della rateazione, la cui durata varia tra i 12 e 60 mesi. Ministero del lavoro e MEF intervengono nei casi di dilazioni fino a 60 mesi.

Oggetto della rateazione

Sono i debiti – denunciati dal contribuente o accertati dall’INPS – per contributi in fase amministrativa che possono essere rateizzati. L’intera esposizione debitoria per contributi e sanzioni (per evasione o omissione) può essere oggetto di rateazione, comprese le quote contributive a carico del lavoratore. Ma sul punto occorre evidenziare che il D.L. n. 463/1983 (art. 2) ancora oggi prevede che, laddove ricorrano gli estremi di legge, il mancato versamento all’INPS delle quote trattenute al lavoratore (fattispecie punita penalmente) comporta la denuncia da parte dell’INPS alle competenti autorità (sul punto cfr. circolari INPS n. 108 e 146 del 2010).

Nello specifico, l’obbligo della contestazione o della notifica dell’avvenuto accertamento della violazione viene meno qualora il datore di lavoro abbia provveduto ai versamenti delle ritenute a carico dei lavoratori prima della contestazione medesima, mentre vi è una causa di “non punibilità” se il pagamento delle medesime somme è effettuato entro tre mesi dalla contestazione. Tali versamenti possono avvenire anche nel corso della rateazione ed è, quindi, necessario definire i comportamenti da tenere in relazione a quanto richiesto dal predetto art. 2, legge n. 638/1983.

In particolare, ai fini della verifica dell’avvenuto versamento delle quote a carico dei lavoratori, concorrono anche gli importi delle rate versate in conto della rateazione. Qualora, peraltro, nei termini assegnati per legge, il datore di lavoro non abbia ancora versato complessivamente un importo pari alle contribuzioni a carico dei lavoratori potrà regolarizzare la sua posizione corrispondendo anticipatamente il numero di rate del piano di ammortamento sottoscritto fino alla concorrenza dell’importo necessario per coprire l’intero ammontare delle quote a carico dovute. Il datore di lavoro potrà poi sospendere il pagamento delle rate in scadenza dopo il versamento anticipato della “rata multipla” fino alla data di scadenza dell’ultima rata inclusa nel predetto pagamento anticipato.

Infine, si evidenzia che sul debito contributivo così rateizzato sono dovuti gli interessi di dilazione vigenti all’atto della autorizzazione (è prevista la possibilità di una riduzione dell’interesse in casi di particolari gravità autorizzata dal Ministero del lavoro).

Rateazione breve

Il contribuente che ha accesso alla rateazione deve comunque, nelle more del piano, procedere con i versamenti dei contributi correnti. Ma l’ordinamento gli consente di ricorrere alla cd. rateazione breve: questa opportunità scatta laddove il contribuente si trovi momentaneamente in una situazione di mancanza di liquidità e permette – per una sola volta – di “affiancare” alla rateazione principale una seconda rateazione di durata massima di 6 mesi.

Il mancato pagamento di una sola rata “breve” fa decadere anche la rateazione principale in quanto fa venire meno il prescritto requisito della correntezza contributiva dei contributi correnti.

Per quanto concerne, invece, la rateazione dei contributi INPS iscritti a ruolo, nel momento in cui l’INPS “trasmette” il debito ad Equitalia, per il contribuente si apre la strada per la richiesta di rateazione all’agente della riscossione competente che agirà in base a regole e modalità proprie.

http://www.lavorofisco.it/la-rateizzazione-dei-contributi-previdenziali.html

fonte: lavoroefisco.it

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